Decorazione della porta interna della Biblioteca Leone Ginzburg.
Torino, Liceo Massimo d’Azeglio. Albero
della scrittura: alcune notizie circa le immagini ed i testi raffigurati.
Leggi l'articolo de "La Stampa" del 14 maggio 2014 
L’Albero della scrittura, lungi dal pretendere di costituire una
sorta di storia della scrittura, non è che una raffigurazione simbolica,
attraverso le scelte personali degli autori, di una “galoppata” nello spazio e
nel tempo alla ricerca delle origini e di qualche saliente episodio di come
l’uomo ha trovato differenti modi, attraverso segni o scritture, per
esprimere il suo pensiero in diversi ambiti e campi, indirizzando la propria
attività verso obiettivi conoscitivi o creativi, coltivando ed affinando tanto la sua sensibilità quanto la sua intelligenza, sino a dare
sempre nuove forme a ideazioni e scoperte.
Il tronco dell’albero e la sua
base sono costituiti dalla riproduzione di una parte di parete rocciosa sulla
quale sono impresse impronte di mani pigmentate, dal sito di Rekeiz Lemgasem nel Sahara
occidentale (risalente all’incirca al II millennio a.C.).
Le fronde e il fogliame
dell’albero corrispondono a quelle di un esemplare di Quercus suber.
Lo sfondo su cui si staglia
l’albero è costituito da un particolare del cielo tratto dal dipinto di Piero della Francesca La
flagellazione di Cristo (1455-1460; Urbino, Galleria Nazionale delle
Marche).
Nell’oblò del battente sinistro
è riprodotta la prima pagina del manoscritto del Ricercar a 6 dal Musikalisches Opfer sul Thema Regium, di Johann Sebastian Bach, 1747, proveniente dalla Biblioth. Regia Berolinensi.
Nell’oblò del battente destro è
riprodotto un inedito manoscritto autografo (1954, conservato in collezione
privata, Torino) del fisico Niels Bohr (Copenaghen, 7 ottobre 1885 – 18 novembre 1962) al collega Gleb Wataghin (Birsula, Ucraina, 3 novembre 1899 – Torino, 10
ottobre 1986).
Nell’area che corrisponde alle
radici dell’albero sono distribuiti esempi di tracce e
scritture fra le più antiche. Da sinistra verso il centro, nella fascia
inferiore del battente sinistro della porta, ci sono le immagini di incisioni su roccia (petroglifi) da Moab,
Utah, e da Atacama, Cile; di una tavoletta in argilla con conteggio di animali (Tello,
Iraq, 2350 a.C.; Parigi, Museo del Louvre) e, sopra, di una tavoletta con
scrittura pittografica di epoca sumerica arcaica (Mesopotamia, IV millennio
a.C.; Parigi, Museo del Louvre).
Alla base dell’albero, al
centro della porta, è riprodotto un petroglifo con figura antropomorfa (Lo stregone) dalla Rocca delle
Meraviglie (Francia, Alpi Marittime, età del bronzo). Ormai sul battente di destra,
si susseguono un pittogramma dalla grotta di Pech-Merle (Midi-Pirenei, Francia), una tavoletta in
argilla con scrittura lineare A, da Haghia Triada (XVIII-XV sec. a.C.; Iraklion, Museo Archeologico). Poi il pittogramma che
ritrae un bovide e una figura umana, dalla località di Laas Geel,
Somalia (datazione incerta) e, a destra, due petroglifi con figure animali da
Alta, Norvegia, e dall’Arches National Park, Utah. All’estrema
destra, infine, l’immagine di tre incisioni su guscio di tartaruga, di incerta interpretazione e di possibile significato
rituale (sito di Jiahu, Henan,
Cina, databili al VII millennio a.C.).
L’area corrispondente al tronco
è dedicata a varie scritture e diversi alfabeti; dalla parte inferiore a quella
superiore del tronco, compaiono sulla sinistra le immagini di un frammento di calendario egizio (circa
1450 a.C.), le prime quattro lettere dell’alfabeto
fenicio e la Pietra dei quattro glifi (Calendario di
Civiltà Maya da Xochicalco, IV-X sec. d. C.;
Città del Messico, Museo di Antropologia) e l’iscrizione etrusca su vaso a forma di gallo (da Viterbo, VII-VI
sec. a.C.; New York, Metropolitan Museum); quindi un frammento del rotolo di Isaia dai manoscritti di Qumran (I sec. a.C. circa) e infine una iscrizione runica su pietra devozionale (X sec. d.C.,
Svezia, Regione dello Uppland).
In corrispondenza della fascia
centrale della porta, sopra il già citato Stregone,
vediamo un particolare del papiro
mitologico di Nespakachouty (XXI dinastia,
Egitto, circa 1000 a.C.; Parigi, Museo del Louvre), una iscrizione con la sequenza dell’alfabeto etrusco su bucchero (da Cerveteri, VII sec. a.C.; Roma, Musei Vaticani), un’iscrizione greca su stele funeraria copta (V secolo d.C.; Torino,
Museo Egizio), quindi una iscrizione in
ebraico e la firma del pittore Hiroshige (Edo, 1797 - 1858).
Sempre sul tronco, ma nella
parte destra che finisce sul corrispondente battente della porta, si vede
l’immagine di un frammento di scrittura
cuneiforme ugaritica (circa 1300 a.C.; Museo di Damasco), tre successive
forme dell’ideogramma cinese che rappresenta
il pesce e, sopra, quella del Lapis niger, cippo con iscrizione
latina arcaica (risalente al VI secolo a.C. Roma,
Foro Romano). Seguono due scritte
calligrafiche arabe nella tradizione kufi classica e, sopra, in kufi nissabarico.
Infine, nella parte più alta del tronco, la prima pagina del Prajñaparamita in ottomila versi, manoscritto tibetano
in oro su fogli indaco (inizio del XV secolo;Torino, MAO).
In posizione centrale, fra i
maniglioni e dove compaiono ormai le fronde discendenti della chioma
dell’albero, si vede l’ideogramma cinese yong (eternità)
nell’elegante forma delineata dal calligrafo Wang Xizhi (303-361 d.C., durante la Dinastia Jin), la lettera A, tratta dal De divina proportione del matematico Luca Pacioli (1509); non manca, un po’ più a sinistra, la
citazione dei caratteri cirillici.
Sulla barre
del maniglione è riprodotta l’iscrizione posta sull’architrave del timpano
della facciata della cattedrale di Autun (Francia), che riporta il nome dello
scultore Gislebertus, autore di quel Giudizio Universale (prima metà del XII
secolo) che costituisce uno dei capolavori del Romanico.
Subito al di
sopra dei maniglioni, sul battente sinistro è riprodotto un passo dal De rerum natura di Lucrezio e, sul
battente destro, un passo dell’Odissea di Omero.
In corrispondenza dei rami e
della chioma del nostro simbolico Albero
della Scrittura, pensando ai diversi rami dello scibile lungo i quali si è
sviluppato il pensiero del genere umano, abbiamo posto ancora immagini di
lettere alfabetiche, ma stampate; pagine di libri;
fogli disegnati o a stampa. Solo qualche esempio tra quelli da noi più amati,
fra gli innumerevoli che si sarebbero potuti scegliere.
Sul battente sinistro della
porta, sono riconoscibili la lettera S da una pagina,
di nuovo, del De Divina Proportione di Pacioli, un capolettera con la lettera P
da un codice miniato della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (Torino, Biblioteca
Nazionale), il ritratto di Francesco Petrarca inscritto nella lettera V, da un
codice di Scuola fiorentina contenente le Rime e I Trionfi. A destra, un disegno di
Leonardo da Vinci dagli studi sul movimento dei liquidi; poi il frontespizio della Haggad di Pesach,
dal codice miniato di Joel ben Siméon (XV secolo). A salire, il primo foglio della Bibbia di Gutenberg, o Bibbia delle 42 linee (Magonza, 1453-55) e
la prima pagina di una copia della Bibbia, con le annotazioni manoscritte di
Martin Lutero.
Le altre sette immagini scelte
per la parte destra della porta sono, ancora una volta, il frontespizio del De Divina Proportione, una formulazione grafica della
sezione aurea, una pagina delle Unterweisung Der Messung: Um Einiges Gekurzt Und Neuerem Sprachgebrauch Angepasst (1525, Istruzioni
sulla maniera di misurare i piani e i volumi con il regolo e il compasso)
di Albrecht Dürer, un
disegno da Leonardo da Vinci sulla possibile origine delle sorgenti montane;
quindi un particolare del primo foglio del manoscritto miniato del NibelungenLied (1000-1300), il frontespizio del Sidereus nuncius di
Galileo Galilei (1610), e il frontespizio del Tractatus de Homine et de formatione foetus, di Renée Descartes (ed. 1686). [Emerge cioè
la nostra passione sia per l’età del Rinascimento quando l’uomo riusciva ad
essere insieme umanista e scienziato, sia per la nuova scienza del XVII
secolo].
Tra le fronde, sono riprodotte
due delle formule della struttura molecolare del benzene elaborate dal chimico Frierich August Kekulè (1872). Ma si dà poi spazio a brani di letteratura
con l’incipit de El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes Saavedra
(1605), e di poesia del Novecento con i quatto versi da Qualche parola su me stesso di Vladimir Majakovskij, i cinque da Sans peur di Theodore Monod, due frammenti tratti da Il filo perduto dell’avvenimento di Mario Luzi e da Al mio cuore, di domenica di Wislawa Szymborska [solo qualche accenno europeo…].
Sui limiti della chioma
dell’albero, al margine del fogliame, sono riportate le firme autografe di
alcuni allievi del Liceo Massimo d’Azeglio, insieme a quelle
di alcune figure insigni di scienziati, scrittori, architetti e diversi generi
di artisti.
In alto, due ulteriori immagini, a mo’ di monito sulla spada di Damocle che incombe sul destino di noi
tutti se dimentichiamo gli orrori cui può giungere l’uomo che smarrisca il
senso della morale, se ciascuno di noi non si fa aiutare dagli insegnamenti di
Immanuel Kant nel compiere le giuste scelte nella sua vita: parte della scritta
in metallo, opera di Jan Liwacz,
posta ad Auschwitz (giugno 1940); e la scritta dipinta sul muso del bombardiere
B-29 Superfortress, Tinian-Hiroshima,
6 agosto 1945.
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